I Saraceni in Italia

Aggiornato il: 8 mar 2019

Tante le storie e addirittura le leggende che parlano e attribuiscono ai Saraceni presenti in Italia nel XIII sec. la massima fedeltà all'imperatore Federico II

federico II

I Saraceni: dalla Sicilia a Lucera


Le truppe Saracene furono per diverso tempo l'armata più fedele e temeraria al servizio dello STUPOR MUNDI. Furono cacciati dalle truppe francesi subito dopo la morte dell'Imperatore Svevo e la cacciata dei suoi discendenti.

Numerosi storici sono d’accordo nel porre il movente economico come fattore principale della distruzione della Colonia Saracena di Lucera anche se al Papa non andava giù la presenza di questi infedeli sul proprio territorio.

Ma, sicuramente, l'aspetto più rilevante era lp

L’esecutore della famosa battaglia, com’è noto, fu Giovanni Pipinoconte di Altamura, maestro razionale della Curia. Egli possedeva latifondi a Barletta e a Bisceglie, ma viveva a Napoli. Pipino accettò volentieri l’incarico, affidatogli dal Re Carlo II, di condurre la crociata contro gli infedeli Saraceni di Lucera.

Con le schiere angioine Giovanni Pipino entrò a Lucera il 15 agosto del 1300: giorno in cui la Chiesa festeggia l’assunzione della Madonna. A tutt’oggi i lucerini ricordano l’avvenimento con solenni celebrazioni religiose e civili e nel contempo la munificenza di Carlo II, il quale volle costruire la maestosa cattedrale sullo stesso luogo dove sorgeva una moschea maomettana. La sanguinosa lotta si prolungò per parecchi giorni fino al 24 agosto, festa di S. Bartolomeo (Apostolo), comunemente identificato con Natanaele, in onore del quale il condottiere Pipino edificò una Cappella all’interno di un meraviglioso convento, dallo stesso costruito, per i fratelli dello Spirito Santo, detti anche Celestini

perché vivevano secondo la regola di Papa Celestino V, in adempimento di un voto fatto per essere stato miracolosamente salvato da una grave ferita provocata durante gli ultimi attacchi contro i Saraceni.

Va ricordato che il citato convento dopo la soppressione degli ordini religiosi, con decreto napoleonico del 29.03.1807, fu adibito a collegio. Per la vittoriosa impresa, Giovanni Pipino fu generosamente ricompensato dal re angioino, con la donazione del Castello di Tertiveri.

All’indomani del sanguinoso epilogo, Carlo II e Pipino stabilirono che fosse risparmiata la vita e salvaguardata la proprietà dei Saraceni superstiti. Invece i capi, i nobili e i benestanti furono allontanati dalla città e imprigionati nelle prigioni reali di Napoli.

Al popolo Pipino diede ordine che tutti uscissero dalla colonia – portando con sé lo stretto necessario – e si dirigessero nei luoghi stabiliti della Basilicata, della Terra di Bari, del Principato e degli Abruzzi. Comunque molti saraceni si trattennero in Capitanata. Onde evitare che si riunissero nei territori di Lucera, furono applicate pene severe, tra cui l’amputazione di un piede. Inoltre tra i provvedimenti del re Carlo II figurava anche la vendita dei Saraceni come schiavi. Ciò avvenne nei vari mercati del Regno, soprattutto in quello di Napoli e di Barletta. E così, uccisi, dispersi e venduti i Saraceni mai più si ricostituirono in quella “universitas” che aveva tanto a cuore il grande imperatore svevo Federico II detto Stupor Mundi.

Appuntamento

con la data di Lucera è il 24 aprile, a partire dalle ore 10.00. Prenotazione obbligatoria su questo sito oppure al 347.2221429

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